Data: 15/05/2009
Autore: Davide Balestri
LA GRANDE MISTIFICAZIONE DI NOME “OBAMA”
5/5/2009 - Non riesco ancora a capire come, nonostante i mancati cambiamenti sperati dai più, Obama sia ancora visto come una specie di Messia internazionale.
Un paio di sere fa (3/5) mi è capitato di vedere blob, sui RAI 3, in cui il neo-presidente veniva dipinto quasi come un supereroe, e accanto ai suoi discorsi veniva proiettato Martin Luther King con tutta la sinfonia del politicamente corretto, che i nostri media conoscono bene.
Dunque: cominciamo invece a fare un elenco delle sue inadempienze più importanti.
La prima, il fallimento nel contrastare la crisi economica, dimostrandosi completamente asservito alla lobby che fattivamente lo ha finanziato, cioè quella delle grandi holding finanziarie. Non è un caso che Goldman Sachs sia una dei principali finanziatori della sua campagna elettorale. Il piano Obama ha visto una serie di stanziamenti a pioggia per coprire gli enormi buchi del sistema bancario, stampando banconote, ed indebitando il paese oltre misura, ben sicuro che qualcuno comprerà i Titoli di Stato emessi, da sempre valutati a “basso rischio”, non tanto per la solidità del sistema economico americano(che nei fatti sta cadendo a pezzi), quanto per il potere geopolitico e militare che ancora gli Stati Uniti anno.
Tutto questo, perché le società finanziarie responsabili dello scoppio della bolla speculativa "sono troppo grandi per essere lasciate fallire": dunque iniezioni a palate dei soldi dei contribuenti, per mantenere i loro privilegi.
Questo meccanismo vale finché vi sono Stati esteri disposti a comprare il debito USA, ma tali compratori, come la Cina, cominciano ad acquistare di meno i titoli di Stato e a venderne di più. Questo significa che ci si cerca di svincolare dal dollaro, moneta creata ex nihilo, la quale oramai, diventerà un vero e proprio certificato dell'insolvenza americana.
Secondo l'agenzia francese “Europe 2020” il grande crack dell'economia americana è previsto per la fine dell'estate di questo anno.
Secondo grande fallimento: la politica estera, l'eredità della precedente amministrazione Bush e non solo. Esempi sono l'incapacità di smarcarsi dai diktat della lobby giudaica americana, che continua a tenere il governo americano su una linea filo-israeliana: basta prendere ad esempio le recenti affermazioni del ministro israeliano Lieberman che dichiarò, davanti ai giornalisti “Obama obbedirà”. Ma questo non è tutto, dal momento che all'interno dell'organo governativo vi è un certo Immanuel Rahm, figlio del terrorista dell'Irgun, organizzazione di stampo sionista responsabile di diversi attentati nel Medio-Oriente.
Merita anche di essere citata la penosa situazione afghana di cui i nostri media non parlano, ma che è destinata ad avviarsi militarmente verso l'insuccesso: le truppe NATO, infatti, non hanno il minimo controllo del territorio, gestito da malavitosi e signorotti della guerra locali; la rete logistica è scadente, tanto che il 98% dei rifornimenti arriva per lancio aereo, e la rete passante per il Pakistan si sta rivelando un colabrodo, perché minacciata da piccoli attacchi di gruppuscoli locali il cui unico scopo è attaccarvisi come sanguisughe.
Inoltre, siccome la logistica è stata per lo più appaltata da Rumsfeld a società private, come la “Maersk Lines Ltd”, vi sono stati numerosi scioperi, a causa degli attacchi sul Khyber Pass, sulla strada del Peshawar.
Si è tentato di andare verso un accordo con il presidente russo Medvedev, con il passaggio dei rifornimenti dal territorio russo, ma in diplomazia questo governo americano sta tuttora mettendo alla luce le sue contraddizioni: come ad esempio la manovra miliare congiunta della NATO, organizzata per allontanare la Russia di Putin dall'Europa(strategia di Brzezinski), che dovrebbe cominciare domani stesso(6/5). Risultato: compromissione dell'accordo per il passaggio di rifornimenti dalla Russia. Il che viene a danno anche dei nostri soldati.
Qual'è il motivo dunque di questa spropositata fiducia nel neo-presidente americano, anche dopo le sue conclamate inadempienze?
Il fatto che noi Italiani abbiamo subito a lungo tempo il “fascino” del “sogno americano”: del “self-made man” che scala i ranghi. Così è il presidente americano per l'italiano medio: un “negro” che da umili origini ha scalato le vette del successo(aiutato dalla finanza internazionale, si intende). Un sogno da realizzare.
Abbiamo subito il fascino della cultura del più sfrenato individualismo, e della volontà di arricchirci sopra ogni cosa.
Ma al di là della retorica politically correct, dell'analogia Obama-Luther King, rimane il vuoto più totale sul piano dei fatti.
Davide Balestri
Fiamma Tricolore Ravenna